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Valle delle ferriere 

Durata: 3 h andata 2 h 30' ritorno

Il percorso si snoda lungo il fiume Canneto, nella valle che fino a qualche decennio fa è stata sede dell'antica industria cartaria e siderurgica amalfitana. Dal centro di Amalfi si risale la strada principale per quasi 900 metri fino al Museo della Carta (sul lato sinistro della strada). Qualche decina di metri dopo si prende la salita a destra e poi si svolta subito a sinistra in via Madonna del Rosario. Da qui in poi non è più possibile sbagliare: si procede sempre lungo la via principale inoltrandosi nella vallata che è di fronte. Lungo il tragitto si possono vedere i ruderi di alcune cartiere: la Cartiera Lucibello, visibile nel fondovalle a cavallo del torrente, la Cartiera Nolli, avvolta ormai nella morsa della natura, la Cartiera Marino e la Cartiera Milano attiva fino agli anni 60. Più avanti si incontrano i resti di una centralina idroelettrica, e, al termine del sentiero che risale il torrente, i ruderi dall'aria cupa e sinistra dell'antica Ferriera dalla quale prende nome il territorio circostante. In questa fabbrica sin dal XIV secolo veniva lavorato il minerale ferroso che i bastimenti amalfitani andavano a caricare fino all’Elba, in Puglia o in Calabria. La fabbrica dava lavoro all’intero circondario: gli operai di Scala erano specializzati nella produzione di carbone vegetale, il prezioso combustibile per le fucine, i lavoratori di Pogerola, sul versante opposto della valle, fornivano la manodopera necessaria alla fabbrica, o venivano occupati nelle loro minuscole botteghe a fabbricar "centrelle" i caratteristici chiodi pogerolesi. L’attività andò avanti fino all’inizio del secolo scorso, quando, ormai fuori mercato, la Ferriera venne dismessa, segnando l’inizio del lento ed inesorabile abbandono della Valle. Abbandono non del tutto deleterio se si pensa che, una volta concluse le attività umane, la natura ha ripreso il suo dominio incontrastato. Natura selvaggia che ha creato lo scenario tanto caro ai grandi viaggiatori romantici: Shinkel, Hare, Richter, Goethe per citarne solo alcuni, che hanno immortalato questo territorio nelle loro opere. La vegetazione della Valle delle Ferriere, per il particolare microclima di tipo subtropicale dovuto alla presenza di torrenti e di umide brezze marine, venne accuratamente studiata già dal 1859 dal famoso naturalista tedesco Karl Haekel nel 1859; di particolare interesse botanico: ciclamini, orchidee selvatiche, Pteris vittata, Pinguicola hirtiflora (una piccola pianta carnivora), Erica terminalis, ed una rara specie di felci giganti che risalgono al periodo Terziario, la Woodwardia Radicans o Felce Bulbifera Gigante.

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